E' Natale, una festa di
gioia e di allegria per alcuni, e di profonde riflessioni sul senso
della vita per altri. In ogni caso una festa per tutti.
La stessa festa a San Mauro, forse perchè ha registrato un
funerale proprio nel giorno della nascita di Nostro Signore, ha assunto
un significato particolare.
Tra i tanti record che San Mauro si appresta a registrare, neanche a
dirlo, tutti negativi, c'è nè uno che in altri
periodi storici ci avrebbe potuto anche inorgoglire.
Stiamo diventando creatori di neologismi della lingua italiana.
L'ultimo in ordine di tempo e quello delle "porte chiuse"
Dopo le "porte aperte" di Dino Vitale e della Renault, stiamo sempre
più spesso registrando quello delle porte che si chiudono
riferito alle case che rimangono vuote per sempre.
Ad ogni funerale che celebriamo nel nostro paese, è sempre
più normale sentir parlare di un'altra porta che si chiude,
piuttosto che un'altra persona che ci abbandona, a simboleggiare un
progressivo, inarrestabile e irreversibile svuotamento delle
nostre case.
E' palpabile tra le persone che attendono di accompagnare il feretro,
questo senso di angoscia che ci attanaglia e che si assomma al naturale
cordoglio per il defunto.
E' quasi come se ogni funerale scandisse il tempo della fine in un film
di Bergson con l'incubo di una solitudine che dienta sempre
più incombente.
Un evento naturale come la morte, diventa nell'immaginario dei
Sammauresi, già colpiti dal fenomeno dell'abbandono degli
emigrati senza ritorno, un evento angosciante in senso collettivo.
E' il senso della fine incombente che si potrebbe inserire in una
visione verghiana dei vinti difronte all'ineluttabilità del
destino cinico e baro.
La situazione si inscrive in una scenografia sociale, politica ed
economica che non prevede nessun colore vivo che possa rappresentare la
speranza di unaseppur timida ripresa.
Un'altra "porta che si chiude" a simboleggiare un abbandono della vita
in quella "vineddra" e non solo in quel corpo.
Un'altra "porta che si chiude" per ricordare a noi stessi che nessuno
più pulirà davanti aquella porta, che non ci
saranno più bambini che giocano chiassosi davanti a quell
porta.
Un'altra "porta che si chiude" in un conto alla rovescia irreversibile
che ci porta diritti alla fine, al risultato di un paese fantasma che
nessuno vuole ma che tutti siamo preparati a subire.
Un'altra "porta che si chiude" di fronte alla domanda inespressa di
riscatto a cui nessuno sembra volere o poter dare una risposta.
L'immagine delle stradine desolate di Badolato, delle case vuote di
Pentedttilo con il corredo di legende che queste si portano dietro, ci
attanaglia la mente come una paralisi che ci impedisce di reagire.
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