Prove di sopravvivenza  
  
 
Scarsa partecipazione
 
Abbiamo lavorato più persone, per quasi due mesi,
abbiamo stampato locandine e inviti,
abbiamo chiesto la collaborazione di un numero impressionante di persone,
abbiamo distribuito più di cento inviti personali,
abbiamo riempito San Mauro di locandine,
abbiamo invitato le più alte autorità politiche del nostro territorio,
abbiamo preparato la sala del convegno...

abbiamo ottenuto la presenza di non più di una ventina di persone che a vario titolo hanno deciso di rispondere all'appello di Laboratorio Marchesato sulle prove di sopravvivenza.
Non vuole essere questo l'ennesimo lamento per n'altra iniziativa non riuscita. sapevamo già di esserci avventurati su un terreno che non gode dei favori delle folle. Se così non fosse, del resto, forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di convegni sul tema. E proprio perchè riteniamo l'argomento dello sviluppo tecnologico un tema di avanguardia, che siamo sempre più convinti di continuare, nonostante tutto.
Pensiamo infatti che il problema delle ifrastrutture di rete sul nostro territorio, sia l'ostacolo fondamentale allo sviluppo. Questo assunto valido per tutto il villaggio globale, lo è ancora di più per quelle aree come la nostra che si ritrovano storicamete indietro in tutti i campi dello sviluppo economico e sociale.
In questa situazione, parlare di un problema come l'ADSL o il Wireless o l'UMTS, assume quasi il sapore dell'utopia, oprattutto se si tiene conto di una situazione economica che non garantisce neanche il soddisfacimento dei bisogni primari.
Ma non assolveremmo al nostro compito come associazione, se venissimo meno ai nostri obbiettivi, soffermandoci su argomenti alla moda, che magari riempirebbero le sale, ma niente di nuovo e produttivo apporterebbero al nostro contesto sociale.
Tutto questo per dire che non ci scoraggia certo la scarsa affluenza al convegno e anzi, impregnati come siamo di sano ottimismo della ragione, prendiamo questo risultato come stimolo a continuare su un strada che, ne siamo convinti, non potrà che darci ragione.
Del resto lo avevamo affermato anche nel nostro manifesto:
"Vivere nel profondo Sud significa molto spesso fare i conti con aspetti della storia che stridono in forme dolorose con i confini della modernità che ci crcondano. E allora ci si industria nell'invenzione di tecniche di sopravvivenza che, da un lato ti consentono di "galleggiare" tra arcaici archetipi sociali, e dal'altro ti consentono incursioni in quella modernità che i media ci mostrano quasi con sadico piacere. Tra le incursioni, quelle più soddisfacenti sono sicuramente quelle che ci permttono i mezzi di comunicazione moderni, e tra questi internet in primo luogo. La cosa più frustrante però, è l'indifferenza che questi tentativi suscitano tra coloro che ne potrebbero trarre un beneficio maggiore, e molto spesso, non a causa di arretratezza culturale. Allora il problema non è tanto il grado di assimilazione delle nuove tecnologie, quanto la capacità di capirne l'utilità in prospettiva. Quanto più veloce sarà l'interiorizzazione di questa necessità, tanto più vicino sarà il momento in cui il Sud riuscirà a ridurre la forbice del divario sociale."
Detto ciò, non possiamo esimerci da una altrettanto sana autocritica:
  • Forse non sarebbe male riflettere sul lavoro di sensibilizzazione al problema che forse aveva bisogno di manifestazioni di approccio meno d'elite e più terra, terra.
  • Sarebbe il caso di riflettere sulla scarsa incidenza di queste tematiche all'interno delle nostre forze politiche e sulla nostra capacità di farle diventare tematiche politiche più generali.
  • Riflettiamo pure sull'assenza di sinergie all'interno del mondo associativo e di questo con la politica.
  • E sarebbe anche il caso di avviare una riflessione su un mondo "intellettuale" che di questo titolo si fregia in ogni occasione, ma che non fa assolutamente niente per meritarselo...se proviamo un attimo a riflettere su che cosa significa mancato sviluppo tecnologico nel "paese dei laureati e dei diplomati".
I nostri genitori, analfabeti, erano disposti a distruggere il caminetto pur di fare posto nelle loro poverissime case alla radio o alla televisione, e noi...
E' comunque una riflessione amara, contestuale al nostro modo di essere, che però ha il pregio di allontanare almeno da noi l'ideologia del piagnisteo verso questa o quella istituzione che non funziona .
Queste infatti, non funziano per tutti, non solo per alcuni, e si attivano positivamente solo sotto la pressione di forze, che sanno muoversi all'unisono, e con azioni fortemente e incisivamente pragmatiche.
Non possiamo comunque esimerci dal ringraziare tutti i "pionieri" che ieri sera ci hanno fatto compagnia e con i quali abbiamo comunque intavolato un discussione dalla quale sono emerse una serie di idee sul "che fare" che ci fanno ben sperare per il futuro.
Sullo stesso argomento vedi anche il resoconto di Mario De Marco sul sito Sanmauroonline.it

 
19/11/2006
Francesco Squillace
 
 
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