Ho visto
l’ultimo carico di pietre passare, l’ultimo di una
lunga serie, e mi è venuto il desiderio di scrivere alla mia
comunità. Scrivo in particolare, all’intero
consiglio comunale, all’Arch. Lopetrone, al comando della
Forestale, al comando dei Carabinieri.
Le pietre di cui parlo sono quelle dei muretti a secco e dei capanni in
pietra che ornano o ornavano le nostre colline. Perché lo
faccio? Ecco i fatti. Sono da più anni, 2003, che ho
depositato al protocollo del mio comune l’invito a non
utilizzare le pietre del nostro territorio, tutto questo distruggendo i
muretti di tenuta e i capanni in pietra delle nostre colline, per
realizzare muretti e piazzette e case “finto
medioevale” e altri interventi di abbellimento nel paese.
Spiegavo anche le ragioni, l’inutilità e il danno
inevitabile che ne derivava. L’impresa non si
è fermata, è andata avanti, anzi ne abbiamo fatto
un commercio,. si vendono a metro cubo. In più la moda ha
contagiato altri paesi vicino.
Nel 2005 ho presentato regolare denuncia al Comando forestale e una
copia al protocollo del Comune. Siamo nel 2007 e la vendita va avanti,
tutti lo sanno, tutti zitti. Perché non vanno tolti i
muretti di tenuta, le pietre. Intanto la Calabria, S.Severina in
particolare, è nelle aree a rischio sismico, in particolare
a rischio idrogeologico dovuto alla configurazione del nostro
territorio. Veniamo ai muretti secco e alla loro utilità.
Intanto sono una tecnica antica quanto l’uomo, veniva
utilizzata per fermare la terra quando viene lavata e portata via dalla
pioggia, infatti hanno una grande capacità di drenaggio e
rallentano la velocità dell’acqua. In questi
giorni passati ha piovuto e siamo corsi a curare le piccole frane.
La “coltura a terrazza” è una tecnica,
antica quanto l’uomo, ma ancora la migliore perché
gli ulivi, le vigne, restino in piedi nel tempo senza che gli si
scoprano le radici. I muretti a secco ospitano animali, insetti,
rettili e altri specie che sono un patrimonio per
l’agricoltura che non vuole usare il veleno e 11 concime
chimìco. La “catenabiologiche, la sua difesa,
è utile alla natura e a tutta la specie animali anche
all’uomo. Questi contadini moderni del mio paese sanno meno
dei nostri vecchi, che usavano la natura e gli animali con
più rispetto. Infatti le pietre, i muretti, erano usati
anche per indicare i confini di proprietà tra
“quotisti”, senza dover andare
dall’avvocato, dal giudice, o peggio.
I moderni contadini, per cingere la proprietà, preferiscono
usare “rete metallica e ferro spino” togliendo la
possibilità, il diritto, dì poter passare a
quegli animali selvatici che li ci vivono prima di noi. Un istrice, un
tasso, vogliono andare a bere ai torrenti e al Neto senza chiedere
“permessi doganali”.
Questo è il tono dei problemi, poi passiamo alle regole. Le
cose di cui ho parlato prima, non sono stupidate, sono anche
contemplate e regolate dalle leggi dello stato. Queste dicono che
qualsiasi modifica intervenga nel territorio anche privato, va
accompagnato da una autorizzazione, anche per evitare che ognuno faccia
di testa sua. Chiedo aiuto ai miei amici, alla mia generazione, a chi
possiede un pezzo di terra, a chi ama la natura, a chi va a pesca, a
caccia, a cicoria, a legna.
Chiedo di non seguire le mode se offendono la natura. La casa in pietra
è bella e il muretto sulla timpa anche ma non cosi. lo
ricordo con rispetto Galasso, insieme ad altri, era tra i
“minierì” più capaci,
praticavano buchi nella roccia per produrre nuova pietra utile per le
campagne e le abitazioni e per gli abbellimenti nel paese. Noi buttiamo
giù le vecchie case e le carichiamo sul camion per buttare
pietre e calcinacci, mentre continua lo spoglio delle colline senza che
nessuno intervenga. Io lo faccio portando ragioni e Io faccio fin qui.
Domani chiederò conto a chi è preposto a
esercitare i controlli e alle omissioni. Nell’interesse di
tutta la comunità.
Associazione Amici del Neto
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