La cultura delle discriminazioni  
 
Quando ad essere discriminati sono gli Italiani
 
L'Unesco  considera la cultura come "una serie di caratteristiche specifiche di una società o di un gruppo sociale in termini spirituali, materiali, intellettuali o emozionali". In sostanza essa denota l'identità di un popolo
Si possono anche distinguere due concezioni fondamentalmente diverse:

    * Una concezione umanistica o classica che presenta la cultura come la formazione individuale.
    * Una concezione antropologica o moderna che presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo.  Questa concerne sia l’individuo sia le collettività di cui egli fa parte ed è quella che ci serve per introdurre il discorso che più ci preme

Secondo questa concezione infatti, perché un'azione o un tratto possano essere definiti "culturali" occorre quindi che siano condivisi da un gruppo. Ciò però non significa che un fenomeno "culturale" debba essere obbligatoriamente condiviso dalla totalità della popolazione: è necessario lasciare spazio per la normale variabilità individuale.
Tutto questo per dire, in buona sostanza, che chiunque può organizzare, in una società libera e democratica, qualsivoglia manifestazione culturale, che rientri nei limiti delle leggi e della decenza, senza per questo sentirsi obbligato a condividerla con tutti, in ossequio alla normale variabilità culturale individuale.
Per spiegarci meglio:
Se il Sig. Pinco, si sveglia una mattina e decide di organizzare una manifestazione culturale sul colore dei paracarri delle strade provinciali, può tranquillamente e legittimamente decidere di invitare alla manifestazione il Sig. Tizio e, altrettanto tranquillamente e legittimamente può decidere di non invitare il Sig. Caio che non gli è per niente simpatico.
Per cui, a rigor di logica, se l'Avv. Carmine Barbuto, si sveglia una mattina e decide di organizzare un convegno su qualsiasi argomento compreso nell'Enciclopedia Britannica, può tranquillamente e legittimamente decidere di invitare alla manifestazione il Sig. Tizio e, altrettanto tranquillamente e legittimamente può decidere di non invitare il Sig. Caio che non gli è per niente simpatico.
Cosa diversa, è invece, se ad organizzare la manifestazione in questione è l'Amministrazione Comunale che, in quanto espressione della volontà popolare ne è anche garante nella sua totalità. L'esclusione del Sig. Caio, in questo caso, ove non giustificata da impedimenti di ordine morale e legali conclamati, si chiama "Discriminazione" e il concetto di discriminazione fa a pugni con il concetto di cultura così come oggi acclarata nell'ambito delle società civili e democratiche.
Ora la domanda è:
Può una istituzione dello Stato democratico agire in modo discriminatorio nei confronti di un cittadino qualsiasi di questo Stato?
La risposta è no, sia dal punto di vista legale che politico e morale, ma soprattutto non lo può fare dal punto di vista culturale, perché, per il ragionamento che abbiamo sviluppato sopra, l'atto discriminatorio è anti culturale in sé.
Se poi la discriminazione viene  attuata verso un gruppo di cittadini di questo Stato, allora l'azione mina le fondamenta stesse dell'Amministrazione che, per definizione, è l'amministrazione della cosa pubblica in luogo e per il bene di tutti e non di una sola parte, per quanto grande possa essere questa parte.
Ne consegue, per logica stringente, che un'Amministrazione Comunale che si comportasse in modo discriminatorio nei confronti di una parte di cittadini perderebbe la sua qualifica di Istituzione pubblica per assumere quella di Club privato riconoscibile solo dagli aderenti a quel Club.
Da sottolineare che qui non si parla di uno o l'altro dei membri dell'Amministrazione Comunale ma di tutta l'istituzione nel suo complesso e quindi comprensiva di organi esecutivi e di controllo.
Per essere più chiari:
Non abbiamo nessuna intenzione di addebitare l'azione discriminatoria portata avanti in forma sistematica in questi anni nei confronti dell'Associazione “Laboratorio Marchesato”, alla sola volontà del Sindaco che, in quanto rappresentante di questa Amministrazione se ne assume tutte le responsabilità politiche e legali, ma che potrebbe fare ben poco di fronte ad una maggioranza o  ad una minoranza o, ancora meglio, di fronte ad una "società civile" degne di questo nome che svolgano correttamente il loro ruolo di garante della Comunità tutta.
Quando si organizza un convegno come quello di venerdì 9 novembre "Leggete per vivere" a cui sono invitate tutte le Associazioni presenti sul territorio comunale con l'esclusione soltanto di "Laboratorio Marchesato", così come in altre occasioni è già successo, non si possono accampare scuse di dimenticanze o di incomprensioni di indirizzi: sono scuse puerili e dequalificano coloro che le propugnano.
Così come non si può addebitare tutto alla volontà prevaricatrice del Sindaco perché sarebbe come dire che siamo in una dittatura e sappiamo tutti che non è vero.
Se poi questa azione discriminatoria è portata avanti da una maggioranza che per i suoi tre quarti si richiama ad una nuova formazione politica che si definisce Democratica e si richiama ai valori delle più grandi Democrazie Occidentali, allora la situazione diventa paradossale.
E allo stesso modo, la Minoranza Consiliare non può uscirsene con la solita letterina di protesta o con il manifesto del giorno dopo, che sa di strumentalizzazione piuttosto che di difesa dei principi e dei valori costitutivi della comunità.
In Democrazia, la cultura, la legalità e la convivenza civile non possono essere appannaggio solo di una parte e quando questo avviene, è responsabilità di tutti, anche di coloro che non fanno niente per ripristinare le condizioni minime di agibilità democratica.
L'Associazione "laboratorio Marchesato", proprio perché formata da uomini e donne liberi di questo Stato, educati al senso delle Istituzioni, continuerà a rispettare questa Amministrazione Comunale come unica espressione della Sovranità Popolare di San Mauro Marchesato, indipendentemente dalla colorazione politica della maggioranza che governa e indipendentemente dalle azioni contingenti che questa porterà avanti nei nostri confronti. Allo stesso modo però, non possiamo non richiamare alle proprie responsabilità tutte le componenti di governo locale che stanno permettendo, tacitamente, o in modo complice, una discriminazione, contro una associazione che ha forse l'unico difetto di non essere al soldo di nessuno e di agire solo sulla base delle proprie convinzioni politiche e culturali.
 
 
 
 
INDICE CRONACA
  La cultura delle discriminazioni
  Il recupero di plastica
  Educare alla responsabilitą
  Le porte chiuse
  Riflessioni su un manifesto
  Un manifesto per la cultura
  Una Legge per i piccoli comuni
  Il voto dei Sammauresi
  Barbuto: dimissioni pronte!
  Notti mondiali
  Festa del Soccorso 2006
  E la chiamano estate...
  La battaglia delle poste
  Strada del Petilino
  Analisi del voto
 
   
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