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| Uno stile originale |
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Quando alcuni anni addietro ci
comunicarono che era stato
approvato un progetto di recupero per il centro storico, e in
particolare per
la zona della Chiesa Matrice, molti di noi immaginarono, forse troppo
entusiasticamente, chissà quali modifiche a un paesaggio
urbano che, tra
quarzi, cemento e mattoni forati assomiglia più a una
“favelas” brasiliana che a
un centro urbano di origine seicentesca.
A dire il vero, il fatto che nessun progetto sia mai stato
messo a disposizione dei cittadini aveva fatto nascere dei sospetti nei
soliti
disfattisti, ma la parte sana della popolazione ci intravide solo una
necessità
operativa legata alle difficoltà proprie di
un’esecuzione dei lavori per forza
di cose “in divenire”.
I cambi in corso d’opera come l’esclusione di
alcune zone a
favore di allargamenti in altre, non avevano certo visto la
sollevazione di
quei cittadini che pure potevano ritenersi lesi nei loro diritti.
Allo stesso modo, i disagi che quest’opera inevitabilmente
avrebbero provocato, nonostante il periodo non breve, non hanno
fin’ora provocato
dimostrazioni di piazza e sollevamenti popolari, e questo, nonostante
il
periodo previsto inizialmente sia stato abbondantemente già
superato e senza,
ad oggi, una data termine ottimisticamente vicina.
Se a ciò si aggiunge la considerazione sulla
necessità di
aver dovuto chiamare i carabinieri per ottenere la salvaguardia di
diritti
elementari come quelli di poter rientrare nelle proprie case senza
correre il
rischio di diventare frequentatori abituali del pronto soccorso, si
capisce che
non è per amore di polemica che vogliamo far rilevare alcune
cose che di questi
lavori non ci convincono.
Ma se proprio non si vuol credere alla buona fede di questa
affermazione, allora siamo disposti anche ad assumerci ancora una volta
la
parte degli eterni polemici, pur di ottenere spiegazioni.
Bisogna però fare una ulteriore premessa:
Chi scrive non è Architetto o qualsiasi altra cosa che possa
essere assimilato a specializzazioni inerenti l’argomento di
cui stiamo
trattando. Le mie considerazioni sono solo il frutto di ragionamenti
derivati
da esperienze di viaggio e da appassionato di tradizioni popolari.
Fatta questa premessa domando umilmente a chi di competenza:
E’ una scelta dettata da motivi di carattere artistico o
storico l’uso di tubi di plastica bianca per collegare i
lampioni di stile antico alle condutture sotterranee?

I collegamenti sulle mura del Palazzo Salerno e del
Campanile, si intonano forse in senso cromatico e sostanziale con il
degrado prevalente?

A quale scelta di tipo stilistico si deve la rampa in
cemento finemente intagliato nella discesa di fronte alla chiesa
principale della Chiesa?

Cosa rappresenta il triangolo di cemento
all’inizio di via T. Campanella? A quale geometrica
costellazione celeste si fa riferimento?

La scelta degli oblò in simil plastica
è legata a qualche avvenimento storico particolare o forse a
una corrispondenza cromatica con il porfido?

Le bordature di “cemento”
accatastate nello spiazzo, che presumibilmente verranno utilizzate per
delimitare l'area verde accanto alla chiesa, a quale antico stile
architettonico sono da attribuire?

A quale sottile elaborazione stilistica si deve la
scelta di lasciare sulla stessa piazza due diversi tipi di lampioni? Forse, come nei restauri
degli antichi reperti, si vuole evidenziare il contrasto tra il
preesistente e il recupero effettuato?

Tutto questo ci dovrebbe essere spiegato, se non altro
per
essere in condizioni, in futuro, di dare le necessarie spiegazioni alle
masse
di turisti che verranno a vistare quella che sicuramente
sarà ricordata nei
libri di architettura, come una delle operazioni di recupero meglio
riuscite.
Anche perchè qualcuno, piu smaliziato di noi poveri
"ignoranti" potrebbe farsi sfuggire di bocca che, forse, si sarebbero
ottenuti risultati migliori, e un notevole risparmio, con una "sana
colata di cemento".
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