|
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 20/07/1703 @ 00:00:01, in dBlog, linkato 108 volte)
Benvenuti nel Blog del Sito www.frasqui.com
Da questo momento in poi troverete qui inseriti tutti gli articoli e i post già pubblicati in tutti i blog che ho aperto in precedenza sulle piattaforme di Splinder e del Canocchiale.
Sarà possibile commentare le notizie che cercherò di pubblicare in tempo reale e mi consentirà una maggiore interattività rispetto al Sito che avrà invece la funzione di contenitore e di archivio.
Vi prego di utilizzare questo strumento anche per notizie, suggerimenti e comunicazioni riguardanti le diverse sezioni del Sito.
Risponderò con la massima sollecitudine a tutti coloro che decideranno di intervenire.
Si è concluso ieri sera, almeno per quanto riguarda l'aspetto delle votazioni sulle mozioni, il congresso della sezione DS di San Mauro.
Per quanto riguarda invece l'aspetto organizzativo della sezione stessa, si è deciso di rinviare a domenica prossima la fase finale. E' in quella riunione, infatti, che verranno decisi i nuovi assetti organizzativi della sezione, e sarà quello il momento chiarificatore per quanto riguarda le vere posizioni riguardo ai rapporti locali nel centrosinistra.
Il dato numerico emerso dalle votazioni finali, presenta comunque una spaccatura netta tra coloro che sono contrari al PD, e quelli favorevoli, con le diverse sfumature tra la prima e la seconda mozione.
Se, infatti, balza immediatamente all'occhio il dato della vittoria con 14 voti della mozione 2 (Mussi) rispetto ai 6 della 1 (Fassino) e ai 10 della 3 (Angius), non si può non rilevare che la maggioranza della sezione 1+3 ha raccolto 16 voti a favore della formazione del PD.
Bisognerà vedere quanti di questi voti, favorevoli e contrari, siano legati a una radicata convinzione e quanti invece legati alla situazione locale.
Certo è, che un risultato queste votazioni lo hanno già raggiunto:
Quello di unica sezione del crotonese dove la Fassino, non solo ha perso, ma è arrivata addirittura terza.
Credo che questo risultato, al di la dell'aspetto eclatante, debba far riflettere l'attuale dirigenza della sezione sull'azione (o meglio, sulla non azione) politica fin qui svolta.
Mi impressiona il sonno della natura. Acque metalliche, pesanti, levigate, incuranti di ciò che si muove sul fondo, e... a riva. Dimostrazione di indifferenza, o manifesta superiorità?
La notte era stata fruttosa le reti erano piene e la stanchezza aveva lasciato il posto all'ebbrezza della soddisfazione. I riflessi del sole sul mare appludivano il ritorno dei tre giovani pescatori. Sulla spiaggia ad attenderli nonne mattiniere moderne baby-sitter e insonni fotografi a caccia di riflessi e atmosfere, lontane dalla canea del giorno. La pace dell'alba è un momento unico che molti non godono sopraffatti dalla frenesia della notte.
 Qualcuno mi ha detto che è bella, altri mi hanno fatto notare che forse è triste, altri ancora mi hanno chiesto cosa significa. non lo so. Forse la sua bellezza è nella sua "tristezza", è nel suo non significare niente e tutto il contrario di niente. quando scatto o rielaboro una fotografia, non sono mai motivato dal desiderio di dargli un senso. Mi affascianano le atmosfere che le immagini riescono ad evocare. La pace, la vita, il silenzio, il colore, la geometria, il contrasto, le sfumature: fanno tutte parte dell'immagine e il loro peso, nella combianzione che riusciamo a "vedere", determina il significato che ognuno, in base alla proria sensibilità, vorrà dargli.
Si è quello che il mondo vuole, si è quello che bisogna essere, si è quello che gli altri pensano che noi siamo, si è quello che agli altri piace che noi siamo, si è quello che nessuno sa.
l'unica cosa che non possiamo mai essere, è ciò che, nel fondo di noi stessi, vorremmo veramente essere!
E' nell'ipocrisia l'energia che muove il mondo!
PRIGIONIERO dietro sbarre invisibili di acciaio temprato dietro sogni irrealizzati dietro rimpianti di giorni spesi male!
PRIGIONIERO dentro un mondo perfetto dove tuttoscorre perfetto dove niente è per caso...
PRIGIONIERO di me stesso e di chi mi vuole perfetto
PRIGIONIERO RIBELLE... Perchè ho assaporato ciò che sta aldilà del mio piccolo orizzonte limitato.

C‘era una volta… Quando?...Dove?...
E’ sconvolgente come due opportune domande rivolte al narratore in modo logico e opportuno, magari da un ragazzino anche ben disposto ad ascoltare, riescano ad interrompere, come in un corto circuito elettrico, la buone disposizione al racconto del narratore di turno. E’ pur vero che nell’antica tradizione dei racconti accanto al focolare, il nonno o comunque la persona anziana aveva affinato la tecnica per superare questi momenti disarmanti. “Tanto tempo fa”, “in un tempo molto lontano”, “nei tempi dei tempi”, oppure, “in un posto molto lontano da qui”, “nel paese del re curioso”, “nel mondo dei ragazzi che sanno farsi i fatti propri”, erano alcune delle risposte che facevano si che il racconto potesse riprendere tra le risate generali e l’apparente appagamento della curiosità del ragazzino. Ma se riflettiamo bene sulle domande impertinenti, ci rendiamo conto che esse non sono altro che un grimaldello che il ragazzino tenta di usare per inserire quella storia, fin dall’inizio in precise coordinate spaziali e temporali. Nel suo elementare quadro spaziale e temporale, prima e dopo, lontano vicino, ha pur sempre bisogno di coordinate che lo aiutino a capire. Tanto più se la fonte del racconto, il nonno, rappresenta la principale figura di riferimento nell’economia della tradizione orale. D’altra parte, il vecchio contadino ha bisogno di rimanere nel vago non tanto perché non ci sono dei dove e dei quando precisi nella sua storia, ma fondamentalmente perché è proprio nell’assoluta indeterminatezza che si fonda il mistero e il fascino della sua narrazione. E’ lui solo a conoscenza del dove e del quando, solo lui può, se vuole, svelarlo, solo lui deciderà quando farlo. E’ nello stesso tempo negazione di privilegi e promessa di un futuro di complicità. Il ragazzino non può sapere che quel “c’era una volta” garantisce la veridicità della storia a prova di confutazione storica e logica. “C’era una volta” è garanzia di tutti i tempi e di tutti i luoghi, e garanzia di coerenza col tempo e con i luoghi reali dell’ascoltatore. Ma, nello stesso tempo, diventa l’attributo fondamentale dell’universalità dei tempi e dei luoghi favorendo la creazione di un non-luogo e non-tempo dove quella storia può avvenire senza perdere i connotati logici che un luogo e un tempo definiti renderebbero problematici. “C’era una volta” diventa anche la frase iniziale distintiva tra la storia fantastica e la storia reale, un marcatore che rimane nella nostra memoria, un segnale posto sul confine tra la storia reale e la storia immaginaria. Le domandi impertinenti del ragazzino ci costringono a riflettere sulla non casualità delle formule narrative, su come l’arte della narrazione nella tradizione orale abbia saputo creare, nella sua lunga storia rispetto alla scrittura, formule “magiche” risolutive rispetto alle sue effettive potenzialità. Le ridotte capacità della memoria del singolo si esaltano, attraverso queste formule magiche, nella memoria collettiva che esse riesco a creare. Il carattere evocativo delle formule iniziali rende l’ascoltatore soggetto attivo della storia e lo costringe a sforzarsi di trovare nei luoghi della sua fantasia la dimensione dei luoghi e dei tempi della storia. E’ in questo modo che l’intrinseca volatilità della memoria umana si trasforma in patrimonio culturale indelebile. In questo senso la tradizione orale ha rappresentato, per millenni, il fondamento di tutte le civiltà “pre-storiche”. La scrittura non ha eliminato questo fondamento, e per certi versi lo ha esaltato, ma con la sua aumentata trasmissibilità, ha ridotto a fenomeno elitario quello che era un patrimonio planetario.

Forse sono troppo idealista…
forse…
Ma sono comunque d’accordo con chi, parafrasando Churchill, dice dell'Ulivo: “è la peggior soluzione, escluse tutte le altre”.

Odio l'estate! Odio tutto quello che si definisce estate! Odio le ammucchiate al mare; Odio i discorsi da spiaggia; Odio l'invadenza di chi si siede sotto il tuo ombrellone con l'aria di farti un piacere; Odio il dover mostrare interesse ai discorsi dei vicini di ombrellone; Odio le carni flaccide messe in mostra senza ritegno; Odio il falso ritegno di chi mostra più del necessario; Odio la smania di divertimento ad ogni costo; Odio l'ipocrisia dei faloo in riva al mare: Odio l'ipocrisia dei faloo in montagna; Odio la finta voglia di stare assieme per non sentirsi isolati; Odio le comitive che sporcano i boschi della Sila; Odio quelli che costringono le montagne a respirare le esalazioni delle marmitte catalitiche; Odio quelli che ci rimangono male se non li riconosci; Odio quelli che il culturale è "in" (solo d'estate); Odio tutti quelli che: "quest'anno è stata proprio una noia"; Odio quelli che:"Ma come fate avivere in un mortorio simile"; Odio quelli che:"ci vorrebbero più iniziative"; Odio quelli che:"la verità è che gli italiani non hanno più voglia di lavorare"; Odio tutti quelli che ritornano dalle vacanze più stanchi di quando sono partiti! Odio l'estate perchè è diventata il regno del luogo comune.

Nel burrone di Lung Men tanto, tanto tempo fa c'era un albero di nome Kiri, un vero re della foresta. Un potente mago costruì con il legno di quest'albero un'arpa meravigliosa, il cui spirito non poteva essere domato nemmeno dal più grande dei musicisti. Per molto tempo quest'arpa fu custodita insieme ai tesori dell'imperatore della Cina senza che nessuno, tra tutti coloro che avevano tentato, fosse riuscito ad estrarre una melodia dallo straordinario strumento. Infine arrivò Pai Ya, il più bravo di tutti gli artisti. Accarezzò l'arpa con mano leggera, quindi prese a pizzicare leggermente le corde dello strumento. Pai Ya cantò la natura e le stagioni, le alte vette delle montagne e le tumultuose acque dei fiumi e tutti i ricordi dell'albero si risvegliarono. Incantato il Signore del celeste Impero volle conoscere il segreto che aveva permesso a Pai Ya di avere ragione della resistenza dell'arpa. "Maestà - rispose il musicista alle domande dell'imperatore - coloro che mi hanno preceduto nel tentativo di suonare questo strumento hanno fallito perché non cantavano che essi stessi. Io, invece, ho lasciato che l'arpa scegliesse da sola la sua sinfonia e non sapevo bene se l'arpa fosse Pai Ya o Pai Ya fosse l'arpa".....
Okakura Kakuzo, Il libro del tè, Sugarco, MI
C’era una volta un re, il cui nome nessuno poteva nominare, e neppure scrivere, e men che meno pensare. A dispetto di ciò egli esisteva, egli viveva, egli faceva sentire la propria presenza, rendeva concreto ogni indizio del suo essere, fugava ogni dubbio sulla propria illusoria figura, imponeva nei confronti di sé stesso un crescente rispetto. Ma le lapidi non lo ricordavano, i libri non lo descrivevano, le poesie non lo cantavano, gli affreschi non lo ritraevano, le statue non lo raffiguravano, gli elenchi non lo catalogavano, i giudici non lo chiamavano a testimonio, i saggi non lo presentavano a modello, i miseri non lo imploravano, le dottrine non lo contemplavano, le profezie non lo incontravano, le teorie non lo asserivano. Tutti ne sapevano l’essenza, tutti non potevano negarne in alcun nodo l’essere e l’esistere, al di là di ogni altra congettura scettica o problematica. Ma non esisteva memoria - e per memoria si intende la funzione fisica, concreta, materiale del ricordare - di lui, della sua presenza, del suo agire, degli effetti da lui causati. Alcuni studiosi, invero, intuendone ingenuamente la presenza, come di fronte a qualsivoglia altro fenomeno, avevano cercato di arrivare ad una sua rappresentazione, o meglio si erano avventurati sulla strada dell’ipotesi scientifica - che cosa sia scienza è un altro mistero - di un "se" a cui però non era mai potuto seguire un "allora". Altri avevano anche coniato il binomio "genio e sregolatezza", ma nessuno capiva quale nesso ci fosse con il re, di cui nessuno parlava, di cui nessuno scriveva, di cui nessuno ritraeva l’immagine, di cui le lodi non erano contenute in nessun verso o in nessuna canzone. Le cose, che tutti conoscono come concrete e della cui esistenza parrebbe a chiunque cosa assurda dubitare, anch’esse esistevano in funzione di lui, ma non ne riuscivano a dimostrare coerentemente e soprattutto razionalmente l’esistenza. La razionalità - il dubbio sulla sua efficacia sempre più si accresceva - pareva portare alla conclusione che tutte le conclusioni si sarebbero confuse in un’unica conclusiva confusione. Egli, a dispetto di tutto, come a tutti era noto, esisteva. Il nome del re era Disordine.
Vittorio marchis Miti postindustriali
Non riesco mai ad esprimere con le parole quello che invece riesco a cogliere con una immagine. Molto spesso mi fermo davanti a una particolare composizione di forme che nel dialogo consuetudinario non avrebbe nessun senso, o almeno nessuno dei significati che la pragmaticità del pensiero moderno potrebbe dargli. A me da invece emozioni intense come quando rivivo nella mia mente il ricordo di un attimo intenso di felicità non ripetibile, ma rivivibile. Ogni forma, ogni colore, è la rappresentazione visiva di queste emozioni.

Difronte a questo spettacolo, ogni idea della forma diventa inadeguata. Ci si può solo perdere se perdersi è assenza di coordinate esistenziali e geografiche.
Questi sono i "mari del sud".

La stagione dell'amore viene e va, i desideri non invecchiano quasi mai con l'età. Se penso a come ho speso male il mio tempo che non tornerà, non ritornerà più. La stagione dell'amore viene e va, all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà. Ne abbiamo avute di occasioni perdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai. Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore. Nuove possibilità per conoscersi e gli orizzonti perduti non ritornano mai. La stagione dell'amore tornerà con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà. Se penso a come ho speso male il mio tempo che non tornerà, non ritornerà più.
"Se io sottraggo ogni pensiero (per categorie) da una conoscenza empirica, non resta più nessuna conoscenza di un qualsiasi oggetto; giacché con la sola intuizione nulla assolutamente vien pensato, e il fatto che c'è in me questa affezione della sensibilità, non costituisce relazione di sorta di tale rappresentazione con un qualsiasi oggetto. Se invece io sottraggo ogni intuizione, mi rimane ancora la forma del pensiero, cioè la maniera di assegnare un oggetto al molteplice d`una intuizione possibile. " Kant, Fenomeno e noumeno. cap.3 della seconda sezione dell'Analitica trascendentale.
E' una frazione infinitesima di tempo quella che rimane impressa nell'immagine fotografica.
E in questo consiste il suo fascino, la sua sacralità, il suo mistero.
L'immagine rende vano l'eterno mutare del tempo, vive in una dimensione asincrona rispetto all'esistenza, congela la forma, la fa diventare altro.
Non è quella che essa era. Non è quella che sarà.
E'... ma... non è!
E' quello che il fotografo ha visto... Non sarà mai ciò che noi vediamo.

Le forme che i particolari assumono hanno senso solo per la prospettiva di chi le coglie. Non possono avere un senso comune... Sono solo una rappresentazione parziale e soggettiva di un contenuto universalmente riconosciuto. Voler dare un senso alla parzialità dello sguardo di ognuno è un tentativo ipocrita e presuntuoso di voler affermare una propria parziale verità. Non ha senso chiedersi cosa significano... ha senso solo chiedersi che cosa ti dicono, lasciandoti guidare dalle emozioni e facendo tacere la razionalità del conformismo.

Un mondo di piccole cose. Abbellire con fiori una realtà di niente, non è bello che la povertà, si trasformi in degrado. La semplicità non si acquista: è l'unica ricchezza dei poveri.

Rosso fuoco dell'alba, sabbia ancora umida, ombrelloni ancora chiusi, onde leggere sulla riva, nonne e mamme premurose, e il gabbiano che saluta il nuovo giorno. Al di sopra di tutto, come è giusto che sia.
|
|
|
<
|
settembre 2010
|
>
|
L |
M |
M |
G |
V |
S |
D |
| | | 1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
9 |
10 |
11 |
12 |
13 |
14 |
15 |
16 |
17 |
18 |
19 |
20 |
21 |
22 |
23 |
24 |
25 |
26 |
27 |
28 |
29 |
30 |
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
09/09/2010 @ 14.32.30
script eseguito in 125 ms
|